CS ANC 14.07.2025 – CONTROLLI FORMALI: ANC SI È MOSSA DA TEMPO A TUTELA DEI COLLEGHI  

COMUNICATO STAMPA

CONTROLLI FORMALI: ANC SI È MOSSA DA TEMPO A TUTELA DEI COLLEGHI

 Roma, 14 luglio 2025

L’Associazione Nazionale Commercialisti, relativamente alle comunicazioni ai contribuenti ex art. 36 ter DPR 600/73 per l’anno d’imposta 2022, che in questo periodo stanno pervenendo da parte dell’Agenzia delle Entrate, ritiene opportuno comunicare che lo scorso 30 giugno ha provveduto all’invio di una lettera al Direttore dell’Agenzia, nella quale ha evidenziato come il  termine di 30 giorni andrebbe a scadere a ridosso della sospensione feriale di legge, impedendo di fatto ai destinatari di beneficiare dell’allungamento del termine.

Tale comunicazione è seguita a un incontro con l’AdE presso il Mef tenutosi lo scorso 24 giugno, in occasione del quale è stato sollevato il problema per le vie brevi, poi formalizzato con lettera ufficiale indirizzata alla Direzione Centrale.

Nella stessa missiva è stata inoltre evidenziata la necessità di esplicitare il nuovo termine del differimento rispetto ai 30 gg. (è stato richiesto il 30 settembre) in modo da tranquillizzare i contribuenti e rendere più agevole il lavoro dei colleghi, ritenendo che una dichiarazione ufficiale di proroga al 30/09 (debitamente motivata) per la consegna dei documenti 36/bis e 36/ter possa mettere in sicurezza i colleghi rispetto alle pressanti richieste dei clienti, dettate dal timore della scadenza.

Apprendiamo quest’oggi da un’informativa datata 14/07, che anche il Consiglio Nazionale si è mosso nel confronti dell’Agenzia, e ne siamo felici, anche perché qualsiasi azione che possa portare un minimo di sollievo a colleghe e colleghi in questo periodo così oberati, non può che essere benvenuta.

“L’Associazione Nazionale Commercialisti” dichiara il Presidente Marco Cuchel “quando ha interloquito con l’Agenzia, lo ha fatto conservando come sempre un corretto profilo, evitando sia dichiarazioni indirizzate agli iscritti, sia proclami sui social, mantenendo il focus sull’obiettivo. In attesa della comunicazione ufficiale del nuovo termine (di cui ancora non vi è traccia e che invece è essenziale alla tranquillità dei colleghi), non possiamo non esprimere le nostre perplessità per una certa propensione dei nostri vertici istituzionali verso narrazioni entusiastiche e auto-incensatorie”.

ANC Comunicazione

CS 14.07.2025_Controlli formali

CS ANC 143.07.2025 – Risposta al commento del Presidente Elbano de Nuccio sulla sentenza del TAR Lazio n. 13710/2025

COMUNICATO STAMPA

Risposta al commento del Presidente Elbano de Nuccio sulla sentenza del TAR Lazio n. 13710/2025

Roma, 14 luglio 2025

Il TAR non salva il Codice. Salva solo il potere di chi lo ha imposto.

Con il suo commento trionfalistico alla sentenza del TAR del Lazio, il Presidente Elbano de Nuccio dimostra ancora una volta di non voler ascoltare – né rappresentare – una parte significativa della categoria.

La sentenza n. 13710/2025 non dichiara che il nuovo Codice Deontologico sia “giusto” o “condivisibile”, dice soltanto che può essere scritto così, perché chi lo ha scritto aveva il potere formale per farlo. Nulla di più.

Ce lo ricordano gli stessi giudici:

– “Il controllo del giudice si ferma alla legittimità formale… Le scelte di merito spettano all’ente” (p. 12).

– “Il rapporto tra iscritti e Ordine non è gerarchico, ma orizzontale” (p. 11).

Una precisazione netta, che smonta ogni tentativo di far passare questa decisione come una benedizione di merito. Il TAR non ha promosso il Codice. Ha semplicemente affermato che, purtroppo, era nelle facoltà dell’ente scriverlo in quel modo.

Ma questo modo è inaccettabile, perché il Codice, così com’è, è nato senza la categoria e contro una parte della categoria. Con regole pensate non per sostenere chi lavora, ma per controllare chi dissente.

Chi oggi si arroga il merito della legittimità formale, tace sul dato sostanziale: questo Codice è uno strumento punitivo. Prova ne siano alcune delle disposizioni più gravi:

  • Divieto di inviare email informative, anche nel rispetto della legge;
  • Censura preventiva su toni “enfatizzanti”, “suggestivi”, “superlativi”;
  • Divieto di citare un cliente, anche con consenso esplicito;
  • Limitazioni alla libertà di critica persino in ambito elettorale interno.

Chi decide cosa è “decoroso”? Chi decide cosa è “molesto”? Sempre lo stesso ente che ha scritto le regole, le interpreta, e sanziona chi le viola. Un ente che oggi si celebra da solo, ignorando ogni dissenso, dimenticando di rappresentare un’intera categoria, non solo sé stesso.

Noi, invece, non dimentichiamo.

Non dimentichiamo che questa è stata una battaglia difficile, iniziata in salita. Una battaglia che abbiamo condotto come extrema ratio, per impedire che un Codice percepito da molti come vessatorio e liberticida entrasse in vigore senza opposizione.

Non dimentichiamo nemmeno la totale assenza di collaborazione tra il Consiglio Nazionale e la nostra Associazione. A dimostrarlo, un fatto gravissimo: l’Associazione Nazionale Commercialisti ha dovuto attivare, ottenendo accoglimento del ricorso dal TAR, una procedura giudiziaria per l’accesso agli atti al fine di ottenere documenti fondamentali, che il Consiglio Nazionale aveva negato.

Questo è il livello di ascolto. Questo è il metodo.

La verità è semplice: la legittimità formale non è una patente di merito. Un Codice può essere scritto in modo regolare e, insieme, essere sostanzialmente ingiusto. Quando viene usato per condizionare, punire, zittire, non è più deontologia: è disciplinamento.

Ogni volta che un potere si arroga il diritto di decidere chi può parlare e come può farlo, ogni volta che si cerca di ridurre il dissenso a un fastidio, ogni volta che si scrive un codice per mettere a tacere anziché per elevare, si apre una ferita nella coscienza democratica di una categoria.

Noi siamo qui per dire che il silenzio non è un dovere professionale, ma una sconfitta civile.

E che ogni codice che pretende obbedienza senza ascolto, disciplina senza confronto, autorità senza rappresentanza, è un codice che ha già tradito la sua missione.

Perché la nostra libertà professionale è un frammento della libertà democratica di questo Paese. E noi non permetteremo mai che venga calpestata.

ANC Comunicazione

CS 14.07.2025_Sentenza Tar Codice Deontologico

 

CS ANC 11.07.2025 – Riforma dell’Ordinamento e voci di proroga: urge chiarezza sull’incontro del 15 luglio

COMUNICATO STAMPA

Riforma dell’Ordinamento e voci di proroga: urge chiarezza sull’incontro del 15 luglio

Roma, 11 luglio 2025

Secondo fonti attendibili, il prossimo 15 luglio è previsto un incontro tra il presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Elbano de Nuccio, e rappresentanti del Governo. Non si tratterebbe soltanto di un confronto sulla riforma del D.Lgs. 139/2005, ma soprattutto di una possibile richiesta di proroga dell’attuale mandato del Consiglio Nazionale.

Il nostro auspicio è che tali informazioni non abbiano alcuna fondatezza, se confermate, infatti, rappresenterebbero una contraddizione palese rispetto a quanto dichiarato, in più occasioni, dallo stesso presidente de Nuccio, dagli Stati Generali fino all’ultima Assemblea dei Presidenti degli Ordini territoriali, in cui ha assicurato che il mandato in corso si concluderà nei termini previsti dalla legge.

A rafforzare questa posizione, c’è quanto emerso proprio ieri durante l’Assemblea dei Presidenti: la volontà, netta e condivisa, di andare al voto in tempi brevi. È un messaggio inequivocabile, che va ascoltato e rispettato. Non può essere aggirato con scorciatoie istituzionali né messo in discussione da iniziative poco trasparenti.

Per queste ragioni, riteniamo doverosa una smentita pubblica e immediata da parte dei protagonisti dell’incontro.

Da parte di chi, solo poche settimane fa, dichiarava di avere il consenso della maggioranza assoluta della categoria, risulterebbe incomprensibile l’urgenza di una richiesta di proroga.

Sarebbe, inoltre, grave se il Governo decidesse di assecondare chi oggi, con una richiesta di prolungamento del proprio mandato, dimostrerebbe platealmente di aver perso il sostegno necessario a rappresentare con piena legittimità l’intera categoria.

ANC intende ribadire con fermezza che ogni ipotesi di proroga, tanto più se discussa informalmente e senza il coinvolgimento della base, è da respingere in modo categorico.

Vogliamo credere che tutto ciò di cui siamo venuti a conoscenza sia totalmente infondato.

Chiediamo però chiarezza, nulla di più di quanto è dovuto.

Il rispetto delle regole non è un dettaglio formale: è il fondamento della fiducia nella rappresentanza.

I mandati si rinnovano nel confronto democratico, senza ricorrere a scorciatoie.

Una professione che ogni giorno chiede legalità ai cittadini, non può permettersi zone d’ombra al proprio interno.

La categoria merita rispetto, e il rispetto comincia dalla verità.

ANC Comunicazione

CS 11.07.2025_Riforma Ordinamento

CS 25.06.2025 – PEC AMMINISTRATORI: IL TERMINE NON ESISTE, PERTANTO NON PUÒ ESSERCI PROROGA

COMUNICATO STAMPA

 PEC AMMINISTRATORI: IL TERMINE NON ESISTE, PERTANTO NON PUÒ ESSERCI PROROGA

Roma, 25 giugno 2025

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili annuncia con enfasi una proroga al 31 dicembre dell’obbligo di comunicazione della PEC da parte degli amministratori di società. La realtà normativa però è un’altra: nessuna scadenza è prevista dalla legge, e in assenza di un termine fissato per legge, non è applicabile alcuna sanzione, come stabilito chiaramente dall’art. 2630 c.c. e confermato da Unioncamere e dalle Camere di Commercio.

Oltre alla nota di Unioncamere, sono infatti numerose le informative che le Camere di Commercio territoriali da mesi veicolano a professionisti e imprese in merito all’adempimento della comunicazione pec riguardante esclusivamente le neo imprese e i casi di rinnovo o nomina di amministratori/liquidatori, senza che sia previsto un termine da rispettare e conseguentemente sanzioni applicabili per tutti gli altri.

Infatti l’articolo 1, comma 860, della Legge di Bilancio 2025 introduce un nuovo adempimento, ma non prevede alcun termine perentorio per le società già iscritte al 1° gennaio 2025. Senza termine, nessuna violazione può essere sanzionata, come stabilito anche dalla legge 689/1981.

Assistiamo quindi all’ennesima rivendicazione di un risultato inesistente, costruito su una interpretazione priva del necessario approfondimento e trasformato in un successo del Consiglio Nazionale.

Questo comportamento autoreferenziale non solo disorienta la categoria, ma contribuisce a sminuire il ruolo stesso di rappresentanza, che esigerebbe invece anche sobrietà istituzionale.

Ai professionisti occorre avere chiarezza normativa e di certo non servono proclami su inesistenti proroghe.

ANC Comunicazione

CS 25.06.2025 Pec Amministratori

CS 20.06.2025 – Stati Generali: donne assenti, ma nei comunicati miracolosamente presenti

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Stati Generali: donne assenti, ma nei comunicati miracolosamente presenti

Roma, 20 giugno 2025

L’Associazione Nazionale Commercialisti esprimere sconcerto per quanto si legge oggi in merito agli Stati Generali della professione organizzati dal Consiglio Nazionale.

In un evento che avrebbe dovuto rappresentare il futuro dei commercialisti, quattro panel tematici si sono svolti con una singolare omogeneità: sedici uomini, nessuna donna, nessuna collega, neanche una.

Di fronte alle critiche, anziché rimediare dando voce e ruolo alle colleghe nei panel, il presidente Elbano De Nuccio ha pensato di invitare – con effetto tardivo e puramente simbolico – alcune personalità politiche femminili, tra cui la Presidente del Consiglio. Il messaggio è stato chiaro: le donne possono essere invitate, ma non per partecipare ai tavoli sul futuro della professione.

A chi ha fatto notare l’assenza femminile nei momenti di confronto, De Nuccio ha replicato che si trattava di un evento istituzionale e non di un convegno di categoria, e che la composizione dei panel rifletteva la rappresentanza politica. Ma l’evento è stato organizzato dal Consiglio stesso, che ha quindi piena responsabilità nella scelta degli ospiti.

La toppa è peggio del buco. Il problema non è la statistica: è la scelta. E in questo caso, la scelta è stata escludere, non per disattenzione, ma per impostazione culturale. È il solito copione: parità a parole, esclusione nei fatti.

Non si tratta di quote o di “politicamente corretto”, si tratta di rappresentanza. Un evento istituzionale, pagato con risorse della categoria, non può ignorare metà dei suoi iscritti.

Oggi, per giustificarsi, si cita il dato della Fondazione: “la categoria è piena di donne in ruoli di responsabilità”. Ma questo è esattamente il punto: se ci sono, perché non erano sul palco?

Il presidente De Nuccio prova a correggere il tiro parlando del 39% di presenza femminile nelle nomine effettuate dal Consiglio Nazionale. Peccato che quei risultati derivino da elezioni avvenute nel 2021, ben prima dell’insediamento dell’attuale Consiglio, quindi senza alcuna influenza da parte sua.

Inserire quei numeri in una narrazione autocelebrativa è quanto meno scorretto, soprattutto da parte di chi, per ruolo, dovrebbe astenersi dal diffondere informazioni suggestive.

In un contesto già segnato da tensioni e spaccature, la comunicazione dovrebbe favorire chiarezza, rispetto delle competenze e riconoscimento del merito. Appropriarsi dei risultati altrui serve solo ad alimentare sfiducia e conflittualità.

Invece di affrontare le critiche nate dal panel monocolore degli Stati Generali, aprendo un confronto costruttivo, si è preferito mettere in vetrina numeri selezionati, ignorando il nodo centrale: l’assenza delle colleghe dai momenti decisivi dell’evento.

Si dimentica anche che il Consiglio Nazionale fu costretto ad adeguare la propria composizione solo dopo una sentenza del TAR (caso Damiani) che ne sospese l’iter elettorale per violazione delle norme sulle quote di genere.

In conclusione, non si può parlare di contributo strutturale alla parità di genere da parte dell’attuale governance. Nelle prime bozze della riforma del D.Lgs. 139/2005 – redatte proprio dal Consiglio – le quote di genere erano state ridotte e riproposte per ben due volte. Solo successivamente, e non senza pressioni, sono state ripristinate nell’ultima versione.

Le colleghe non hanno bisogno di essere “valorizzate” dal Consiglio Nazionale, necessitano di essere ascoltate, coinvolte e messe nelle condizioni di contare.

L’ANC rinnova il proprio impegno a favore di una parità autentica, basata su trasparenza, confronto e rispetto, e chiede che si apra una riflessione vera, non una giustificazione d’apparato. Il futuro della professione non si costruisce restando incollati al passato.

Si costruisce senza retorica, senza narrazioni autoreferenziali, ma con i fatti.

ANC Comunicazione

CS 20.06.2025 Stati Generali Categoria

CS ANC 13.06.2025 – DL FISCALE: L’ART. 15 RECEPISCE LE ISTANZE DELLA CATEGORIA DOPO L’ASTENSIONE PROMOSSA DAI SINDACATI

COMUNICATO STAMPA

DL FISCALE: L’ART. 15 RECEPISCE LE ISTANZE DELLA CATEGORIA DOPO L’ASTENSIONE PROMOSSA DAI SINDACATI

 Roma, 13 giugno 2025

L’approvazione del Decreto Legge fiscale da parte del Consiglio dei Ministri rappresenta un chiaro riconoscimento delle difficoltà operative più volte denunciate dall’Associazione Nazionale Commercialisti e siamo grati al Viceministro Maurizio Leo per la disponibilità all’ascolto delle istanze della nostra Associazione e per aver dato prova di una sensibilità nei confronti dei professionisti, riconoscendone il ruolo e la centralità del lavoro che gli stessi svolgono nell’assistere imprese e cittadini contribuenti.

L’art. 15, che considera valide le dichiarazioni presentate fino all’8 novembre 2024, recepisce le richieste formulate dall’ANC, confermando l’efficacia dell’azione sindacale culminata nell’astensione dalle attività professionali promossa, tra le altre, dalla nostra sigla, per denunciare i gravi disagi causati da disservizi tecnici e ritardi nei software dell’Agenzia delle Entrate.

Il decreto valorizza il ruolo delle rappresentanze sindacali, confermandone la funzione di interlocuzione e tutela. Una linea confermata anche dall’art. 16, che introduce il differimento dei versamenti fiscali per i soggetti ISA, a seguito delle segnalazioni sulle inefficienze operative e sui ritardi nel rilascio delle specifiche tecniche per modelli ISA e CPB.

ANC continuerà a vigilare e a collaborare per soluzioni strutturali che assicurino dignità e sostenibilità all’attività dei professionisti.

ANC Comunicazione

CS 13.06.2025 Decreto fiscale

 

CS 12.06.2025 – DOPO GLI STATI GENERALI: CONFRONTO NEGATO, VOCI ESCLUSE

COMUNICATO STAMPA

DOPO GLI STATI GENERALI: CONFRONTO NEGATO, VOCI ESCLUSE

Roma, 12 giugno 2025

L’evento degli Stati Generali della Professione, svoltosi a Roma, ha messo in scena l’ennesima occasione persa. Un palcoscenico chiuso, un microfono solo, nessuna possibilità di dialogo. A fronte di oltre 122.000 iscritti, ha partecipato l’1% della categoria.

Durante la sessione pubblica, nessun intervento da parte di ordini territoriali, associazioni, casse di previdenza, fondazioni, colleghe o colleghi. Nessuno spazio per il contraddittorio.

Il presidente del Consiglio Nazionale ha parlato da solo, senza possibilità di replica. Il suo intervento, segnato da toni divisivi e attacchi personali, ha rivelato un’impostazione che non appartiene a una guida istituzionale. Il pluralismo è stato trattato come fastidio, il dissenso come minaccia, fatto ancora più grave perché esternato di fronte a Ministri, Vice Ministri, Parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni del nostro Paese.

Molti presenti hanno espresso disagio. Senza clamore, ma con sincerità. Colleghi, presidenti, rappresentanti istituzionali hanno manifestato imbarazzo e amarezza. Non per le divergenze, ma per come queste sono state gestite.

In un momento in cui la professione affronta sfide complesse, il dibattito si è concentrato su logiche di consenso e narrazioni autoreferenziali. Nessun piano tecnico, nessuna proposta concreta. Solo visioni parziali, costruite su relazioni personali e presenze politiche.

Anche la sessione pomeridiana, che avrebbe potuto aprire un confronto vero, è stata riservata a pochi: presidenti e consiglieri degli Ordini. Ancora nessuna possibilità di parlare per casse previdenziali, associazioni, fondazioni, revisori, iscritti. Una scelta precisa. E una conferma: chi non è allineato, resta fuori, si deve fare da parte!

Il dissenso, risorsa vitale in ogni comunità democratica, è stato trattato come anomalia da contenere. Nessuna trasparenza, nessun ascolto.

Ma nessun palco blindato può oscurare la voce di chi crede nel confronto, nel rispetto delle differenze, nella costruzione collettiva del futuro della professione.

Per questo, in allegato, rendiamo pubblico l’intervento che il presidente Marco Cuchel avrebbe voluto pronunciare a nome dell’Associazione Nazionale Commercialisti. Un contributo negato in aula, ma necessario nel dibattito pubblico.

Rivendichiamo il diritto di ogni iscritto, di ogni organismo della professione a essere parte attiva delle scelte che riguardano il proprio presente e il proprio futuro professionale.

E continueremo a farlo. Con rigore, con passione, con la forza pacata di chi sa che l’autorevolezza non si impone: si conquista con l’ascolto.

ANC Comunicazione

CS 12.06.2025 Dopo SSGG

Allegato intervento_ CS 12.06.2025 Dopo SSGG

 

CS ANC 09.06.2025 – RIFORMA 139/2005, PREVIDENZA A RISCHIO, ANC SCRIVE AI COLLEGHI E ALLE COLLEGHE

COMUNICATO STAMPA

 

RIFORMA 139/2005, PREVIDENZA A RISCHIO

ANC SCRIVE AI COLLEGHI E ALLE COLLEGHE

Roma, 09 giugno 2025

ANC ha scritto oggi una lettera alla categoria per esprimere la propria contrarietà e i propri timori per quanto contenuto, in materia di previdenza, nella bozza di riforma dell’Ordinamento predisposta dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e ora al vaglio del Legislatore.

“L’articolo 4, comma 1 della bozza” chiarisce il presidente ANC Marco Cuchel “consente l’esercizio della professione tramite società di capitali non costituite come STP, prevedendo, di fatto, l’esclusione per questi soggetti dagli obblighi contributivi. Siamo pertanto molto preoccupati per le eventuali conseguenze che ricadranno sulle entrate delle nostre Casse di Previdenza e per le iniquità che si configureranno a scapito dei colleghi che versano regolarmente i loro contributi per esercitare la professione”

“Se ci fosse stato un confronto con la categoria, reale e non raccontato, prima del licenziamento della bozza di riforma” prosegue Cuchel, “avremmo fatto presente la pericolosità e l’ingiustizia insite in questo passaggio, ma la fretta e la volontà di escludere eventuali voci critiche hanno portato a questo obbrobrio di cui, confidiamo, il Legislatore si accorgerà, provvedendo ad eliminarlo. Intanto, come Associazione, abbiamo ritenuto di richiamare l’attenzione di colleghe e colleghi, informandoli sul rischio che incombe sulle loro teste”

Nonostante le rassicurazioni del Presidente de Nuccio, il quale dichiara che questa modifica non consenta alcuna elusione, ANC esprime molta preoccupazione e, di nuovo, chiede che ogni iniziativa normativa su obblighi contributivi sia sospesa fino a un confronto serio, tecnico e trasparente con le Casse e le rappresentanze professionali.

ANC Comunicazione

 

CS 09.06.2025_RiformaPrev.doc

58_Lettera_Colleghi_Previdenza.doc

 

CS ANC 04.06.2025 |  STATI GENERALI, LA CATEGORIA È DI TUTTI, NON DI CHI SI AUTOCELEBRA SU UN PALCO MONOCROMATICO

COMUNICATO STAMPA

 STATI GENERALI

LA CATEGORIA È DI TUTTI, NON DI CHI SI AUTOCELEBRA SU UN PALCO MONOCROMATICO

Roma, 4 giugno 2025

Il programma degli Stati Generali della professione, previsti per il 10 giugno, è chiaro: niente inclusione, niente pluralismo. Solo un monologo autoreferenziale, costruito per celebrare sé stessi. Tra i relatori, nessuna collega, nessuna consigliera coinvolta, nessuna voce femminile.

E per rimediare? Un videomessaggio della Presidente del Consiglio e la chiamata, all’ultimo momento, di alcune esponenti politiche per i saluti istituzionali. Donne che meritano profondo rispetto, ma che vengono chiamate a coprire un’assenza che resta: quella del coinvolgimento reale, strutturale, vero della categoria.

Quindi il panel dei lavori è rimasto invariato. Il classico caso in cui il rimedio è peggiore del male: così facendo, il nostro Consiglio Nazionale trasmette un messaggio chiaro: agli uomini il compito di affrontare i temi “seri”, alle donne quello di rimediare, con la loro presenza, a un’impostazione che le ha escluse fin dall’inizio.

È un vecchio trucco da comunicatori navigati: usare un simbolo per sviare dal merito.

La verità è semplice: la questione di genere non è stata sfiorata, è stata proprio ignorata. Nessuna rappresentanza delle tante donne che ogni giorno portano avanti la professione nei territori.

Nessuna traccia di quella “cultura dell’equità” evocata a ogni convegno, ma mai praticata.

La stessa logica la ritroviamo nella bozza di riforma del D.Lgs. 139/2005, dove l’obbligo di rappresentanza femminile nelle liste elettorali scende da due quinti a un terzo. Un arretramento netto, una cancellazione silenziosa di anni di progresso.

E mentre il disagio cresce, qualcuno tenta la carta del “programma provvisorio”. A sei giorni dall’evento, una spiegazione che regge quanto un castello di carte sotto il vento.

Il punto però è un altro, ed è evidente: sul palco ci sarà un solo volto, sempre lo stesso. Ogni tavola rotonda, ogni intervento, ogni spazio è costruito attorno a lui.

Niente confronto, niente collegialità.

Nessuna presenza richiesta e nessuno spazio d’intervento concesso alle Casse di Previdenza, alle Associazioni Sindacali, alle Fondazioni, agli Ordini Territoriali, agli Iscritti.

Solo un’unica voce, amplificata senza contraddittorio.

Questo non è un momento per la categoria. È uno spettacolo sulla categoria, messo in scena da chi ne ha preso possesso.

Chi oggi pone queste domande lo fa per rispetto verso la professione, non per visibilità. E chi risponde con sarcasmo o frasi fatte, invece che con contenuti, dimostra solo di non voler rispondere. E forse nemmeno di poterlo fare.

ANC Comunicazione

CS 04.06.2025_Stati Generali

 

CS CONGIUNTO ANC – CONFIMI INDUSTRIA 03.06.2025 | Polizze catastrofali: tante criticità anche fiscali, a partire dal rischio di permuta occulta se stipula il conduttore

ANC – CONFIMI INDUSTRIA

Comunicato congiunto

Polizze catastrofali: tante criticità anche fiscali, a partire dal rischio di permuta occulta se stipula il conduttore

Da chiarire chi – fra conduttore e proprietario – è gravato da perdita dei contributi pubblici in caso di inadempienza. Poco condivisibile che l’Erario riscuota il 21,25% sui premi.

 

Roma, 03 giugno 2025 – Le recenti normative sulle assicurazioni obbligatorie contro i rischi catastrofali (CAT NAT) per le imprese (sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni) sollevano numerose criticità. Lo evidenzia uno studio di Confimi Industria e ANC (Associazione Nazionale Commercialisti) che suggerisce una serie di riflessioni ed interventi.

Senza entrare nel merito delle non facili scelte del Governo, le due associazioni chiedono quantomeno neutralità fiscale dei nuovi obblighi e chiarezza sui numerosi aspetti critici.

Anche dopo la conversione del decreto con le proroghe per le PMI (legge 27/05/2025, n. 78, di conversione del D.L. 39) il quadro rimane infatti ambiguo. La forzatura prevista dalla norma con cui si è inteso estendere al conduttore l’obbligo assicurativo, in eventuale supplenza al proprietario, amplifica le problematiche e mette gli imprenditori difronte a non banali rischi sanzionatori e fiscali.

Innanzitutto c’è la sanzione della limitazione all’accesso degli incentivi pubblici, nel caso di inadempienza CAT NAT (comma 102 della L.213/2023). Il quadro degli incentivi a rischio è ancora piuttosto vago e dovrà essere individuato dalle singole amministrazioni competenti (FAQ 12 MIMIT) ma nel frattempo sembra già chiaro (bollinato del nuovo Codice degli Incentivi) che nella tagliola entreranno sicuramente i bandi e gli (ormai ex) incentivi automatici (ad esempio il credito d’imposta 4 e 5.0).

Ad aggravare l’incertezza, come ha voluto evidenziare Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, vi è poi il fatto che “non è chiaro su chi – tra conduttore e proprietariogravi detta sanzione in caso di mancata stipula della polizza su beni impiegati da terzi”. Il rischio è che a pagare pegno sia tanto il proprietario quanto il conduttore (non sono passati gli emendamenti che si prefiggevano di risolvere questa questione, ndr). “Inoltre – continua Agnelli – c’è il rischio concreto che anche le inadempienze parziali o gli equivoci (ad esempio su beni minori magari in locazione o noleggio) possano bloccare gli aiuti pubblici agli investimenti dell’imprenditoria fermo restando che, nel caso di inadempienza assicurativa, le imprese non potranno confidare – lo dice la norma – in aiuti a seguito di eventi calamitosi e catastrofali”. E a dette incognite si aggiunge la beffa: “le imprese si vedono imporre polizze CAT NAT su cui pure grava l’ordinaria imposta assicurativa del 21,25% che, per inciso, non è invece prevista sulle polizze, non obbligatorie, fatte su abitazioni private”. Aspetto molto inappropriato, sottolinea Agnelli di Confimi, anche per chi, pragmaticamente, non è contrario ai nuovi obblighi. Da qui la richiesta al Governo di nuovi interventi mirati a sterilizzare la citata imposta.

Vi è poi il nodo deducibilità fiscale dei premi e il rischio, ai fini Iva, di “permuta” ex art. 11 della legge Iva, in particolare per il caso in cui a contrarre la polizza sia il conduttore a fronte dell’invarianza del canone di locazione. A fare il punto su questi aspetti è Marco Cuchel, presidente di ANC: “si introduca la deducibilità dei premi CAT NAT anche per i forfettari e si riconosca la deducibilità, inequivocabile, anche per i c.d. «immobili patrimonio»”.

Il legislatore non ha chiarito a chi compete la stipula fermo restando che il risarcimento, per consolidata interpretazione, le compagnie lo erogano sempre al proprietario anche se a stipulare è un terzo. Per mediare circa la poco comprensibile situazione in cui il risarcimento per sinistri naturali (né colposi né dolosi) vada al proprietario anche nel caso in cui il medesimo non abbia voluto stipulare alcuna polizza, è stata introdotta la previsione del vincolo al “ripristino” dei beni pena la novellata possibilità, per il conduttore che supplisce nella stipula, di chiedere un ristoro (fino ad un massimo del 40%) per lucro cessante. Al netto dei dubbi applicativi è in ogni caso evidenti che “sostenere spese pur a nome proprio ma per conto di altri non è cosa che lascia il fisco indifferente” e prosegue Cuchel: “ne è un chiaro esempio il caso delle locazioni con canone scalettato – cioè ridotto per i primi anni della locazione in contropartita alle spese di ristrutturazione sostenute dal conduttore – in cui l’Agenzia delle entrate contesta una permuta occulta ai sensi della legge Iva”. Anche a voler scongiurare l’ipotesi permuta il caso del premio CAT NAT che le parti convengono sia pagato dal conduttore rischia comunque violazione, per il locatore, dell’articolo 13 secondo cui nella base imponibile vanno compresi “gli oneri verso terzi accollati al cessionario o committente”.

Non da ultimo, conclude Cuchel, sono opportune conferme sul trattamento ai fini Iva degli eventuali riaddebiti totali o parziali del premio, pattuiti dalle parti, escludendo implicazioni ai fini dell’imposta di registro.

ANC Comunicazione

Ufficio Stampa Confimi Industria

Allegato

Studio congiunto ANC – Confimi

Obbligo polizze catastrofali – analisi e riflessioni sulle criticità fiscali

03.06.2025_Comunicato CONFIMI e ANC su criticita fiscali polizze catastrofali

03.06.2025_Studio CONFIMI e ANC su criticità fiscali polizze catastrofali