INDICI ISA – LETTERA ADC E ANC AI GARANTI DEL CONTRIBUENTE

Le Associazioni ADC e ANC hanno indirizzo una lettera ai Garanti del Contribuente di tutte le Regioni per rappresentare le criticità dei nuovi indici ISA e chiedere un loro interessamento al fine di superare l’attuale condizione di difficoltà  in cui versano i professionisti.

Di seguito pubblichiamo la lettera congiunta ADC – ANC indirizzata ai Garanti del Contribuente

Lettera ai Garanti del Contribuente_Indici ISA

Di seguito il comunicato stampa congiunto diffuso dalle Associazioni sulla lettera ai Garanti

Comuncato Stampa ADC-ANC 13.06.2019 – Lettera Garanti del Contribuente

RASSEGNA STAMPA – Alcuni articoli relativi alla nota diffusa dalle Associazioni.

Ansa Professioni 13.06.2019 – Lettera Garanti Contribuente

Fiscopiù 14.06.2019 – Lettera Garanti Contribuente

Di seguito il riscontro pervenuto da parte dei Garanti del Contribuente.

Calabria Garante_ISA 1

Calabria GARANTE_ISA 2

Garante Friuli Venezia Giulia applicazione ISA

Lombardia Garante_ISA

Garante Contribuente del Piemonte

Garante Emilia Romagna

Garante Sardegna Nota

Garante Sicilia

 

Affitto d’azienda – Comunicato congiunto ADC – ANC

 

COMUNICATO CONGIUNTO

SULL’AFFITTO D’AZIENDA UN CLAMOROSO ERRORE DI VALUTAZIONE

Roma, 07 giugno 2019

“Il parere dell’Autorità antimafia parte da premesse errate e giunge a conclusioni pregiudizievoli”.

I Presidenti di ADC, Enzo De Maggio, e di ANC, Marco Cuchel, sintetizzano così l’opinione delle rispettive  associazioni, relativamente al parere che ha provocato il ritiro dell’emendamento 11.2, che permetteva anche ai Commercialisti e agli Avvocati di intervenire in caso di affitto d’azienda.

“Sostenere che la nostra professione non possieda i requisiti morali e  non fornisca le garanzie  necessarie per poter operare in tal senso significa, non conoscere gli ambiti professionali d’intervento e la nostra realtà” proseguono i due Presidenti “Siamo sottoposti ai medesimi controlli morali della professione notarile e sottostiamo a  codici etici altrettanto stringenti”.

L’elenco delle competenze è innegabile. Siamo garanti della pubblica sicurezza ogni qualvolta  svolgiamo gli adempimenti in materia di  privacy o antiriciclaggio. Su diretto investimento dei Tribunali, rivestiamo la qualifica di pubblici ufficiali in ambiti già connessi al diritto societario e alla crisi d’impresa, al diritto penale e tributario. Quando nominati, gestiamo nell’interesse dello Stato i beni confiscati alle mafie ed attività aziendali di interesse pubblico. Svolgiamo l’attività di sindaci in società quotate e non quotate, garantendo la legalità e la trasparenza del mercato. Certifichiamo, in qualità di Revisori legali dei conti, i bilanci delle società, degli enti pubblici, delle Aziende sanitarie, dei Comuni e delle Regioni.

Infine, ci occupiamo anche da tempo del trasferimento di proprietà delle quote delle società a responsabilità limitata, ed è paradossale che con le stesse modalità non si possa intervenire negli affitti d’azienda.

Siamo stanchi che lo Stato riconosca le nostre competenze, professionali e morali, solo quando necessiti di aiuto qualificato e per raccogliere e processare grosse moli di dati o per l’invio di report dettagliati e ragionati.

Abbiamo già chiarito in precedenza che la concessione ai Commercialisti di questa funzione non rappresenterebbe una regalia, ma piuttosto il riconoscimento di competenze comprovate e certificate.

È  inoltre fuori di qualsiasi dubbio che i Commercialisti, e forse solo i Commercialisti, possiedano le competenze necessarie a trattare  con una completa visione di tutti gli eventi del ciclo di vita dell’azienda.

Intendiamo anzi sottolineare che solo i Commercialisti possiedono le competenze  necessarie per effettuare la due diligence e la valutazione d’azienda, primariamente necessarie ai fini dell’affitto della stessa.

Quindi, l’emendamento 11.2 tendeva a ripristinare l’ordine delle cose, riconoscendo a una categoria di professionisti dei professionisti le competenze per poter agire in un campo perfettamente centrato rispetto alla propria  professionalità.

Il rigetto dell’emendamento in oggetto, pertanto, crea un disequilibrio evidente nelle funzioni riconosciute dal Codice Civile alle diverse professioni.

Il Commercialista incontra, nella sua carriera e nell’espletamento delle funzioni che gli sono proprie, numerose barriere, il cui superamento certifica di fatto le competenze e la  moralità .

Rimaniamo quindi  sorpresi e amareggiati dal parere dell’Autorità antimafia, che insinua che la nostra categoria soffra un minus  etico rispetto ai  Notai e intendiamo sottoporre una memoria ragionata al Relatore al fine di evidenziare le contraddizioni insite nel parere, ma anche il duplice atteggiamento delle Istituzioni nei confronti dei Commercialisti.”

 

ADC – ANC

Comunicazione

Comuncato Stampa ADC-ANC 07.06.2019

INDICI ISA – LETTERA DELLE ASSOCIAZIONI ADC E ANC AL GOVERNO

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

ISA: ADC E ANC SCRIVONO AL GOVERNO E CHIEDONO PROVVEDIMENTI

Roma, 31 maggio 2019

I Presidenti di ADC, Enzo De Maggio e ANC Marco Cuchel hanno scritto ieri al Presidente del Consiglio, ai due Vicepresidenti e al Ministro dell’Economia per chiedere un provvedimento urgente affinché, per l’anno d’imposta 2018, siano disapplicati i nuovi indici ISA, mantenendo gli studi di settore.

Tale richiesta si è resa necessaria a causa della  latitanza, da parte dell’Agenzia delle Entrate, nel rilascio degli strumenti necessari  per l’adempimento, quali il software di elaborazione e lo schema di specifica delega che il contribuente deve firmare al professionista.

“In qualità di rappresentanti sindacali di Categoria” scrivono De Maggio e Cuchel “non possiamo sottrarci dal nostro compito istituzionale di portare alla Sua pregiata attenzione un disagio diffuso e crescente dei commercialisti di fronte ad una situazione di totale ed imbarazzante incertezza, oltre all’impossibilità di dare risposte alle imprese che assistono”.

La preoccupazione delle Associazioni riguarda anche i costi aggiuntivi che i professionisti si sono visti caricare sulle già esorbitanti spese di mantenimento dei software, relative all’integrazione dei rispettivi gestionali con le nuove procedure, unica conseguenza tangibile, questa, di un annunciato  e ancora non realizzato sistema di semplificazione, che comunque si presenta ancor più macchinoso e di difficile elaborazione rispetto al precedente.

Per scongiurare l’ennesimo caos che deriva dalla perdurante situazione di incertezza operativa, e che si aggiunge ai problemi legati alla fatturazione elettronica, si è arrivati alla paradossale situazione di dover chiedere il ritorno agli studi di settore, sistema che da sempre consideriamo inadeguato e inefficace.

Siamo arrivati al punto di dover scegliere il male minore, quando dovremmo cogliere le opportunità normative.

Chiariamo: non stiamo chiedendo aiuto, ma piuttosto offrendo le nostre competenze per giungere a normative e strumenti fiscali giusti e benefici per tutto il sistema Paese.

ADC – ANC Comunicazione

Comuncato Stampa ADC-ANC 31.05.2019 -ISA

COMUNICATO STAMPA ADC-ANC 23.05.2019 – NUOVI INDICI ISA

ADC- ANC

 COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

INDICI SINTETICI DI  AFFIDABILITA’ (ISA)

NUMEROSE LE CRITICITA’  DEL NUOVO SISTEMA

Roma,  23 maggio 2019

I nuovi indici sintetici  di affidabilità (ISA), che a partire da quest’anno, per il periodo d’imposta 2018, sostituiscono gli studi di settore, non sono propriamente un modello di semplificazione e, anche in questa occasione, contribuenti e intermediari devono fare i conti con operazioni tortuose, senza contare gli ormai cronici ritardi dell’Amministrazione Finanziaria sull’operatività delle nuove procedure.  

Non lasciano spazio ad interpretazioni le parole del Presidente ADC Enzo De Maggio e del  Presidente ANC Marco Cuchel sui nuovi indici ISA, previsti dal decreto legge n. 50 del 24 aprile del 2017,  articolo 9 bis, convertito con la legge n. 96 del 21 giugno 2017, con i quali si attribuisce un grado di affidabilità fiscale espresso con un punteggio compreso tra 1 e 10, e si introduce un sistema premiale che riconosce benefici fiscali ai contribuenti il cui punteggio conseguito sia almeno pari a 8.

A giudizio dei due Presidenti i limiti degli indici ISA sono tanti e riguardano in primis un’evidente complicazione di gestione del nuovo sistema, che costringe i professionisti a nuove incombenze. In aggiunta ai dati contabili ed extracontabili, gli stessi fino a ieri utilizzati per gli studi di settore, i commercialisti dovranno:

  • prelevare dal cassetto fiscale del contribuente il file messo a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e relativo ad un arco temporale di sette anni;
  • importarlo nel proprio gestionale di studio e verificarne la correttezza dei contenuti;
  • elaborare tutti i dati a disposizione per l’invio, tramite Entratel, del file all’Agenzia delle Entrate.

senza contare che per quanto riguarda la delega siamo ormai al paradosso.

Nuovo adempimento equivale praticamente a nuova delega per il professionista intermediario, il quale da oggi, alle innumerevoli deleghe già previste (ultima in ordine di tempo quella per la fattura elettronica), vede aggiungersi anche quella per gli indici ISA, sempre con relativa comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

Il problema di una gestione del sistema che appare laboriosa e poco funzionale non è però l’unico. Per ADC e ANC, che denunciano con fermezza le criticità della nuova procedura, giocano a sfavore dei commercialisti che assistono le imprese anche i gravi ritardi da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Può sembrare assurdo ma ad oggi i nuovi indici ISA sono solo “virtuali”, nel senso che l’Agenzia delle Entrate non ha ancora reso disponibile l’acquisizione dei file massivi necessari per la loro applicazione, inoltre non è neppure possibile procedere con la delega specifica. Indici però tutt’altro che virtuali almeno per le tasche dei professionisti, se si considerano anche i costi richiesti dalle software house.

Anche il fatto, tengono a precisare le due Associazioni, che le software house prevedano una gestione dei dati per gli indici ISA esclusivamente tramite cloud e non in locale delinea sul fronte privacy uno scenario preoccupante che abbiamo già visto concretizzarsi con la fattura elettronica.

E’ opportuno inoltre evidenziare che il ritardo nel rilascio dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate per l’applicazione degli indici ISA è fonte di notevoli disagi per le società di capitali, le quali non possono chiudere i loro bilanci per portarli in approvazione nel rispetto dei termini di legge.

Insomma per i Presidenti De Maggio e Cuchel siamo alle solite, cambiano le regole e gli adempimenti ma in fondo il problema resta  sempre lo stesso: un’idea distorta di semplificazione fiscale che, troppe volte, si traduce in nuove complicazioni per imprese e professionisti economici.

In conseguenza del considerevole ritardo dell’Amministrazione Finanziaria, ADC e ANC chiedono che per il 2019, ai fini degli indici ISA, siano opportunamente considerati solo i dati contabili ed extracontabili dell’annualità, escludendo il file dell’Agenzia delle Entrate, considerata la sua indisponibilità.

ADC – ANC Comunicazione

Comuncato Stampa ADC-ANC 23.05.2019 – Indici ISA

RASSEGNA STAMPA – Alcuni articoli riguardanti la nota diffusa dalle due Associazioni.

Italia Oggi 24.05.2019 – Indici ISA

COMUNICATO STAMPA ANC 20.05.2019 – AFFITTO AZIENDA AI COMMERCIALISTI

COMUNICATO STAMPA

 AFFITTO D’AZIENDA AI COMMERCIALISTI

QUESTA VOLTA IL RICONOSCIMENTO NON SIA UN’ALTRA OCCASIONE PERSA 

Roma, 20 maggio 2019

“Siamo fiduciosi che questa volta, finalmente, la categoria dei commercialisti si vedrà riconosciuta la possibilità di autenticare e depositare gli atti di affitto d’azienda, competenze che fanno parte, a pieno titolo, della sua sfera professionale e che, ad oggi, le sono inspiegabilmente precluse.”.

E’ con queste parole che il Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti Marco Cuchel accoglie l’emendamento al Decreto Crescita, che è stato presentato quale primo firmatario dall’On. Alberto Luigi Gusmeroli, Vicepresidente della Commissione  Finanze, e che estende la possibilità della sottoscrizione e del deposito degli atti di affitto d’azienda anche agli iscritti all’Ordine dei Dottori  Commercialisti e degli Esperti Contabili e agli Avvocati.

“Avevamo espresso – spiega il Presidente Cuchel – tutta la nostra delusione per la sorte riservata al medesimo emendamento presentato al Decreto sulle Semplificazioni, un’occasione persa per superare ciò che è da ritenersi una palese discriminazione che non ha alcuna ragione di continuare ad esistere, considerato che sulla materia le competenze e la professionalità dei commercialisti non sono da meno rispetto a quelle dei notai.”.

“Vogliamo ringraziare – conclude Cuchel – i parlamentari firmatari dell’emendamento e ci auguriamo, questa volta, che i commercialisti ottengano il riconoscimento di competenze, come sono quelle riguardanti l’affitto d’azienda, che fanno parte della professione stessa, con l’auspicio che, per le medesime ragioni, ciò possa aprire alla categoria la strada per conseguire il riconoscimento anche degli atti di cessione d’azienda.”.

ANC Comunicazione

Comunicato Stampa ANC 20.05.2019_Affitto d’azienda

RASSEGNA STAMPA – Alcuni articoli relativi alla nota diffusa dall’ANC.

Ansa Professioni 20.05.2019_Affitto azienda

Fiscopiù 21.05.2019 – Affitto azienda

 

SPECIALIZZAZIONI – COMUNICATO CONGIUNTO ADC -ANC

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

La profession c’est moi

Roma, 16 maggio 2019

Lo diciamo da sempre: riteniamo l’unità della categoria, nelle sue manifestazioni e nella sua rappresentatività, l’unica modalità sana e fruttuosa di lavorare.

Per questo ci siamo seduti al tavolo del dialogo, convinti di apportare le nostre idee e le nostre istanze, e pronti ad ascoltare quelle delle altre delle Associazioni e del Consiglio Nazionale, a criticarle costruttivamente,  se l’avessimo ritenuto opportuno, e a sposarle pienamente, se ci avessero convinto.

Il dialogo per la riforma dell’Ordinamento della professione si è avviato nella trasparenza  ma, al termine del percorso, il tema dell’unità della categoria, punto cruciale per tutti i colleghi, è rimasto inalterato e su quel tavolo l’Albo unico ne è uscito diviso tra generalisti e specialisti.

Oggi i rumors di Palazzo riportano di un emendamento al Decreto Crescita che è stato depositato  ed andrà in aula a breve.

Ciò che lascia veramente senza parole è la tematica dell’emendamento: il riconoscimento delle cosiddette “specializzazioni” nella nostra professione.

Dopo mesi di discussione sulla questione, dopo aver argomentato sul perché un corso di formazione non può essere considerato più valevole di un’esperienza decennale sul mercato, dopo aver ribadito che un albo suddiviso tra specialisti e commercialisti di serie B porterebbe unicamente allo svilimento della professione,  prendiamo atto che tutti i nostri rilievi sono rimasti inascoltati; il Consiglio Nazionale chiede che le specializzazioni, così come da loro declinate, diventino legge, cancellando con un colpo di spugna tutto il dibattito precedente.

Se tutto ciò fosse confermato, ci sarebbe veramente da chiedersi che senso hanno le riunioni, i tavoli e gli accorati appelli al dialogo, se tanto alla fine tutto diventa una beffa.

I commercialisti dovrebbero dal giorno dopo l’approvazione intasare le SAF, scuole di Alta Formazione, per conseguire il titolo di specialista. I costi medi sono stimati in 2000,00 euro a corso (oltre alle 200 ore di formazione), costi  che naturalmente andranno ad aggiungersi alle spese  che il  professionista sostiene già.

Le aeree delle specializzazioni: amministrazione e controllo imprese, procedure concorsuali e risanamento, funzioni giudiziarie e metodi ADR, economia degli enti locali e no profit, Finanza aziendale, consulenza e pianificazione fiscale, Contenzioso, principi contabili e di valutazione,  economia e fiscalità del Lavoro.

A nostro parere, una riforma così dirompente non può passare attraverso un emendamento su un singolo articolo del nostro ordinamento professionale, oltretutto inserito in un provvedimento che nulla c’entra con la nostra professione.

Se si sente bisogno di un aggiornamento della nostra Legge istitutiva, come sicuramente è , il tutto va ricondotto in una proposta complessiva.

Il Consiglio Nazionale aveva iniziato un lavoro in tal senso, ma non lo ha portato a termine  e  a nessuno, ordini locali  o associazioni,  è mai stato presentato un testo di sintesi  conclusivo per chiedere un parere a tutti i colleghi prima della sua presentazione al legislatore.

È questo che noi riteniamo ancora indispensabile e chiediamo al nostro Consiglio Nazionale.

Non abbiamo bisogno di sancire come “specializzazione” quello che già ci è riconosciuto e che sappiamo fare, oggetto della nostra professione. Abbiamo bisogno di semplificazioni vere, non delle pillole che sembra vengano approvate in questi giorni.

Quale sarebbe la contropartita delle specializzazioni? La rinuncia alle competenze sugli affitti d’azienda, aggravata dall’accostamento della professione alla mafia; accettare senza fiatare gli ISA, Indici sintetici di affidabilità, ulteriore adempimento  a carico dei contribuenti e dei loro consulenti. Corollario all’inferno di un sistema di deleghe che proliferano, si autoalimentano, debbono essere conservate più delle dichiarazioni e i registri, uno per ogni tipo di delega. Complicazioni che sicuramente nel tempo mostreranno tutte le loro “falle” fino ad essere poi aggrediti nei contenziosi ed infine abbandonati come è accaduto a tutti i precedenti metodi di controllo statistico? ISA che, come al solito, arrivano con la loro regolamentazione e le loro circolari troppo tardi per poter essere legittimamente utilizzati  per valutare i dati del 2018. Addirittura ci viene chiesto di prelevare file, inserirlo nel nostro gestionale,  elaborarlo (sostituendoci di fatto a chi di competenza nell’Agenzia) e inviarlo. Siamo quindi giunti al paradosso per cui, in questo sistema al contrario,  al professionista viene chiesto di svolgere compiti dell’amministrazione, gratuitamente e senza tornaconto o ringraziamento alcuno.

Le chiamano semplificazioni e riconoscimento, si leggono burocrazia e  costi, costi e paletti all’accesso e allo svolgimento della professione.

ADC – ANC Comunicazione

Comunicato Stampa ADC-ANC Specializzazioni 16.05.2019

RASSEGNA STAMPA – Alcuni articoli sulla nota diffusa dalle due Associazioni.

IlSole24Ore 17.05.2019 – Specializzazioni

Italia Oggi 17.05.2019 -Specializzazioni

Fiscopiù 17.05.2019 – Specializzazioni

MySolution 17.05.2019__Specializzazioni

 

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO ANC – CONFIMI 02.05.2019

Nota congiunta

DECRETO CRESCITA

ESTEROMETRO DI MAGGIO, SERVE UN PROVVEDIMENTO D’URGENZA. TRASPARENZA CONTRIBUTI, BENE LA MORATORIA MA I DUBBI RIMANGONO

Roma, 02/05/2019. Il mese di aprile è passato all’insegna dell’accavallarsi di adempimenti nuovi e/o prorogati grazie alle note difficoltà (non ancora completamente superate) legate alla prima fase di applicazione della fatturazione elettronica. Il mese di maggio non sarà inferiore per intensità e difficoltà, vuoi per le scadenze legate al deposito dei bilanci, vuoi per l’entrata a pieno titolo nel periodo delle dichiarazione dei redditi (con il 730 in primis) vuoi per altre scadenze straordinarie legate alla “pace fiscale” di cui al D.L. 119 (sanatoria delle irregolarità formali, adesione ai PVC) a cui ci si augura faccia seguito – considerate le note difficoltà nell’acquisizione dei dati e gli annunci di un emendamento al decreto crescita dello stesso vice premier Salvini – la riapertura dei termini di quelle scadute ad aprile (definizione agevolata dei ruoli; saldo e stralcio). A preoccupare pesantemente gli operatori si aggiunge il fatto che, al momento, non c’è ancora alcun provvedimento che riposizioni l’esterometro in periodicità e scadenze più consone alle criticità operative.

 Esterometro, serve un provvedimento d’urgenza

Dodici scadenze dedicate alle operazioni con controparti estere sono esagerate. Qualche segnale di buon auspicio, a tal riguardo, era rintracciabile nell’emendamento 2.6 della relatrice Ruocco al PDL 1074 (Bollettino delle Giunte e Commissioni del 4/4/2019) che propone(va) il riposizionamento quantomeno trimestrale dell’adempimento ferma restando, però, la scadenza entro la fine del mese successivo (in questo caso al trimestre). Non tutti ancora ne sono coscienti ma detto emendamento è stato ritirato come risulta dal Bollettino delle Giunte e Commissioni del 10 aprile e con esso anche il subemendamento 0.2.6.1 Cattaneo ed altri che, ancora più apprezzabilmente, proponevano un unico adempimento annuale come peraltro avveniva con la “soppressa” comunicazione black list di cui all’art.1 del D.L. 40/2010.

Nessuna altra disposizione risulta attualmente contenuta nel citato progetto di legge passato lo scorso 15 aprile dalla V^ Commissione Finanze all’esame dell’Assemblea della Camera dei Deputati. “La richiesta è che della questione si interessi urgentemente il Governo riproponendo attraverso un DPCM una proroga quantomeno per la comunicazione delle operazioni di aprile, diversamente in scadenza a fine maggio”. Il tutto, sottolinea Marco Cuchel, Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, “nell’attesa che alla questione sia data definitivamente una soluzione attraverso il citato PDL o eventualmente in sede di conversione del D.L. 34 (decreto crescita)”. La conclusone dell’iter di almeno uno dei due provvedimenti è, però, tutt’altro che scontato che arrivi in tempo utile; l’auspicio è pertanto quello che gli operatori possano confidare quantomeno in un annuncio stampa ufficiale. La questione esterometro, va ricordato, è tutt’altro che banale tanto nelle aziende quanto –  ancora peggio – negli studi professionali (tenuta contabilità in outsourcing) poiché la presenza di acquisti da non residenti (si pensi a quelli effettuati via internet) viene spesso intercettata attraverso l’analisi degli estratti conti di banca e carte di credito che non sono così velocemente disponibili/recuperabili (il cartaceo non è disponibile prima di 15/20 giorni dalla fine del mese) e detta attività non può che passare per il coinvolgimento del contribuente interessato ai cui chiedere la stessa cosa 12 volte l’anno (magari per operazioni di scarso importo) è troppo!

 Trasparenza contributi

Accogliamo – temporaneamente – con favore la riformulazione dell’art. 1 della legge 124/2017 e, in particolare, del comma 125-ter operata con l’art. 35 del D.L. 34. “Il rinvio a partire (solo) dal 2020 (e non già da quest’anno) delle sanzioni per l’inosservanza degli obblighi di trasparenza di cui alla normativa in questione va nella direzione auspicata anche da Confimi e ANC”, sottolinea Flavio Lorenzin Vice Presidente di Confimi Industria con delega alla semplificazione e ai rapporti con la PA (vedi nota congiunta dello scorso 11/04/2019). Positiva anche la rimodulazione della sanzione (1% e non l’intera somma) in caso di inosservanza fermo restando che il minimo di € 2.000 non ha evidentemente lo stesso peso per una grande azienda come potrebbe averlo in una micro impresa. “Anche se ne comprendiamo la ratio”, continua Lorenzin, “siamo piuttosto sopresi della conferma degli obblighi pubblicitari (verosimilmente attraverso il sito che però non tutti potrebbero avere) anche per imprese individuali, società di persone e microimprese.”

 Non tutti i dubbi sono chiariti comunque, anzi: alcuni risultano amplificati dal richiamo del criterio dell’erogazione. Tale criterio (apparentemente il più semplice) mal si concilia sia con le regole di contabilizzazione a conto economico (per competenza) della gran parte dei contributi, sia con la soluzione offerta dal comma 125-quinquies (che sostituisce analoga previsione del DL 135/2018) secondo la quale “Per gli aiuti di Stato e gli aiuti de minimis contenuti nel Registro nazionale degli aiuti di Stato (RNA) di cui all’art. 52 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la registrazione degli aiuti nel predetto sistema, con conseguente pubblicazione nella sezione trasparenza ivi prevista, operata dai soggetti che concedono o gestiscono gli aiuti medesimi ai sensi della relativa disciplina, tiene luogo degli obblighi di pubblicazione posti a carico dei soggetti di cui ai commi 125-125-bis, a condizione che venga dichiarata l’esistenza di aiuti oggetto di obbligo di pubblicazione nell’ambito del Registro nazionale degli aiuti di Stato nella nota integrativa del bilancio oppure, ove non tenute alla redazione della nota integrativa, sul proprio sito internet o, in mancanza, sul portale digitale della associazioni di categoria di appartenenza”. La pubblicazione in detto registro avviene, solitamente, in base alla concessione del beneficio (si pensi ad esempio alla Sabatini) mentre l’incasso segue epoche successive (6 anni nel caso della citata Sabatini). Vi sono poi gli incentivi fiscali automatici (non subordinati cioè all’emanazione di provvedimenti di concessione o autorizzazione) il cui monitoraggio – quando aiuti di Stato e aiuti de minimis oppure subordinati a provvedimenti di concessione o autorizzazione alla fruizione il cui importo è determinabile solo a seguito della presentazione della dichiarazione – passa (da quest’anno) anche per l’obbligo di compilazione della nuova sezione presente nel quadro RS della dichiarazione REDDITI e del quadro IS del modello IRAP da cui poi l’Agenzia delle entrate aggiornerà il suddetto RNA; il tutto ancorché il beneficio già transiti per il relativo quadro (RU o RF).

 Alla provvisoria “moratoria” dovranno pertanto fare seguito chiarimenti ufficiali ed esaustivi che spieghino per bene cos’è coinvolto e cose non lo è, fermo restando che in un paese in cui si continuano ad annunciare semplificazioni (che gli operatori non vedono) l’unico ragionamento serio da fare – possibilmente prima del prossimo anno – ci parrebbe quello di porre detti obblighi di pubblicità e trasparenza (presso il RNA o altri punti di raccolta) esclusivamente a carico delle Amministrazioni che concedono o gestiscono i benefici in questione.

ANC – Comunicazione

Ufficio Stampa Confimi Industria

Comunicato Stampa ANC-CONFIMI 02.05.2019 – Esterometro