COMUNICATO STAMPA
Il Fisco Amico si prepara all’offensiva estiva: pioggia di cartelle, avvisi e intimazioni
Roma, 22 giugno 2026. Una tempesta si sta addensando sul cielo dei contribuenti italiani, che rischiano di essere travolti da 31 milioni di comunicazioni e atti da parte della Riscossione, di cui circa 1,6 milioni di procedure di recupero coattivo. L’obiettivo di Agenzia Entrate Riscossione, stando a quanto esposto nella convenzione triennale firmata l’8 maggio scorso, è quello di portare a casa 14,3 miliardi di euro nell’anno 2026.
“Come Associazione Nazionale Commercialisti siamo da sempre a favore della legalità e delle buone pratiche messe in atto dai cittadini che sono chiamati a fare il loro dovere di contribuenti” dichiara il Presidente Anc Marco Cuchel “tuttavia, lo scenario che si verrebbe a delineare, se le premesse si avvereranno, sarebbe a dir poco catastrofico: migliaia di imprenditori e aziende a rischio chiusura, conti bloccati, pignoramenti dei crediti verso terzi, fermi amministrativi e tanta incertezza sul futuro. Come professionisti del settore non possiamo non puntare il dito contro la tempistica e le modalità con le quali l’Agenzia Entrate Riscossione esercita le proprie facoltà, non tenendo conto dell’impegno e degli sforzi che i cittadini compiono per sanare pregresse situazioni di difficoltà. Anche il nostro lavoro è inevitabile che ne risenta, in un periodo di affollamento di scadenze, a tutt’oggi lontane dall’essere razionalizzate, come chiediamo da anni. Ci sembra pertanto doveroso chiedere che sia trovato il giusto compromesso tra la legittima necessità di riscuotere il dovuto e la sopravvivenza delle imprese e delle famiglie ”.
È di tutta evidenza che quei milioni di atti esecutivi che pendono sulla testa di moltissime aziende, ma anche di privati, si sostanzieranno inevitabilmente, con un effetto a catena, in un problema per la collettività. L’impossibilità di accedere al credito bancario così come l’impossibilità di restare sul mercato per effetto della perdita di reputazione con i committenti, determinerà inevitabilmente la “morte” degli imprenditori e delle loro famiglie direttamente coinvolti ma anche dei loro dipendenti, collaboratori e di tutta la filiera di fornitori a loro legata.
“Prendiamo atto che questo Fisco si definisce amico, ma di chi, dobbiamo ancora appurarlo” conclude Cuchel “Certamente non di quei contribuenti che, pur nella volontà di ottemperare ai loro doveri, si trovano nella materiale impossibilità di fare fronte nello stesso momento alle scadenze attuali e a quelle pregresse, a meno di dover chiudere l’attività, con tutte le ripercussioni che questo comporta per la tenuta di un sistema che, inevitabilmente, sarebbe chiamato a mettere in atto costose tutele sociali, a carico di tutti i cittadini”. Sarebbe forse opportuno che queste iniziative volte al recupero di risorse, tenessero sempre conto delle condizioni di vita nel Paese reale.
ANC Comunicazione


