LETTERA APERTA AI CONSIGLI DEGLI ORDINI E AI COLLEGHI
SPESE LEGALI DEL CONSIGLIO NAZIONALE: NUMERI, METODO E RESPONSABILITÀ.
Roma, 10 aprile 2026
L’Associazione Nazionale Commercialisti, a seguito di una sommaria analisi dei dati pubblicati nell’area “Amministrazione Trasparente” del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, ritiene necessario riportare il tema delle spese legali entro un perimetro di oggettività e trasparenza.
I dati disponibili consentono infatti una lettura più precisa e meno approssimativa rispetto a quanto rappresentato più volte in sede pubblica.
Da una rapida ricostruzione effettuata dagli anni dal 2023 ad oggi emergerebbe che:
- circa € 82.000 risultano essere stati destinati alla materia Asse.Co.;
- quasi € 24.000 sono riconducibili a contenziosi legati a dinieghi di accesso agli atti;
- circa € 140.000 riguardano ricorsi su regolamenti elettorali, in parte ancora pendenti, e CPO;
- circa € 600.000 per altre questioni giudiziarie, alcune fisiologiche e altre forse opinabili, o per consulenze e pareri.
Si tratta di valori complessivi che risultano ben lontani dalla cifra di € 800.000 di azioni legali promosse contro il CN, così come più volte sostenuto dal Presidente.
La prima considerazione è, quindi, che anche sui numeri la rappresentazione offerta ai Presidenti degli Ordini Territoriali e per essi agli iscritti, deve essere sempre improntata a coerenza e deve essere verificabile e misurabile.
Oltretutto, all’interno di queste spese è necessario operare una distinzione. Una parte rientra nella fisiologia dell’azione istituzionale: pareri, attività difensive da ricorsi contro, ad esempio, le decisioni assunte dal Consiglio di Disciplina Nazionale e iniziative legali connesse al ruolo dell’Ente.
Diversa è invece la natura di altre voci.
I circa € 24.000 sostenuti per attribuzioni di spese legali per incarichi connessi a richieste di accesso agli atti, e che hanno visto il CN soccombente, pongono una questione che non è meramente economica ma amministrativa e di metodo; quando soggetti terzi, se non componenti della medesima categoria professionale, si vedono costretti a ricorrere al giudice amministrativo per ottenere documentazione, il contenzioso non è fisiologico ma è unicamente conseguenza di una precisa scelta di diniego all’ostensione degli atti.
Una scelta che, verosimilmente, avrebbe potuto essere evitata attraverso strumenti più lineari di confronto e trasparenza.
Analogamente, i € 140.000 destinati ai ricorsi su regolamenti, alcuni dei quali ancora pendenti, impongono una riflessione sulla qualità del processo di formazione degli stessi e sulla capacità di prevenire i conflitti, evitando che si traducano in contenziosi.
Particolare attenzione merita la voce relativa ad Asse.Co., che ha comportato un impegno, sin qui, di oltre € 80.000. Su questo punto, l’ANC ritiene opportuno non esprimere valutazioni definitive, ma si limita a formulare una considerazione: a fronte di un investimento economico significativo, allo stato non risultano ancora effetti concreti né misurabili per la categoria.
L’auspicio è che tali iniziative possano tradursi in risultati effettivi, perché solo in quel caso il costo sostenuto potrà dirsi giustificato.
Le risorse utilizzate sono risorse della categoria, fortemente impattanti, assieme ad altri voci, sul risultato del bilancio, e per questo motivo non è sufficiente interrogarsi su “quanto” si spende, ma su come e perché si genera quella determinata spesa.
Ridurre il contenzioso non significa indebolire l’azione istituzionale, bensì rafforzarla. Significa scegliere la trasparenza prima del conflitto, il confronto prima della contrapposizione.
È anche su questo parametro che si misura la qualità di una governance ed è, soprattutto, su questo terreno che si costruisce, o si compromette, la fiducia degli iscritti.
Con i migliori saluti.
Il Presidente ANC
Marco Cuchel
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